Come impostare il piano di content marketing per il tuo ristorante: le 3 fasi fondamentali

Come impostare il piano di content marketing per il tuo ristorante
27Mar, 2019

Promuovere il proprio ristorante sul web può apparire complicato e confusionario. Sopratutto quando ci si rende conto che non è sufficiente avere un sito web oppure un profilo sul maggiore social network conosciuto.

Questo perché se un tempo era sufficiente comparire sull’elenco delle pagine gialle, promuovere una pubblica cartellonistica per ottenere un minimo di riscontro oggi, il web, è il mezzo più usato in assoluto per ricercare e comparare un ristorante e un’altro.

A questo punto entrano in gioco meccanismi come immagini mirate, contenuti dall’impatto diretto, descrizioni brevi ma concentrate.

Questo per quale motivo? Perché internet, oltre che portare un’evoluzione nel meccanismo stesso del mercato ha, silenziosamente, insegnato al pubblico a saper osservare e distinguere.

In realtà l’impresa di promozione del proprio ristorante non è un’azione così complicata. La regola delle tre fasi è ciò che viene in soccorso e guida nella creazione di contenuti senza dover subire il disorientamento del girovagare sul web in cerca di informazioni utili.

 

Fase 1: Content strategy

Il content strategy, a primo impatto, viene interpretata come l’intero processo di content marketing (che, invece, è il processo composto dalle tre fasi qui descritte). Il contenuto strategico, è il processo attraverso il quale si mettono a fuoco le azioni ideali, gli strumenti da usare, le tattiche di divulgazione, i media da impiegare per i risultati da perseguire nonché le risorse umane per la diffusione dei contenuti.

Per una content strategy dai risultati di qualità è necessario stabilire degli obiettivi. Quindi chiarire per quale fetta di mercato si vuole creare il contenuto, cosa deve comunicare nonché la motivazione stessa del perché serve. Per rispondere a questo è essenziale fare delle ricerche per capire quale sia il target maggiore di clientela oppure quale è quello a cui si vuole arrivare.

Per esempio: il venerdì sera il pubblico è composto da una fascia di persone che vanno dai 30 anni di età ai 40 e poco più. Quindi è impensabile proporre qualcosa per una fascia di età inferiore.

Un’altra analisi che aiuta è il controllo scrupoloso di ciò che è stato già pubblicato. Fare questo aiuta a comprendere cosa nei contenuti non va bene in relazione con gli obiettivi proposti. E’ un momento che richiede una grande sincerità con se stessi per poter apprendere al meglio i punti deboli e correggerli.

Per esempio: le foto possono non essere molto chiare, prese da un’angolazione sbagliata che non valorizza il locale. Come anche le immagini stesse dei piatti ritraggono un impiattamento non curati e che di allettante non ha nulla.

Il segreto è stuzzicare la vista, l’immaginazione. Quante volte si è vista un’immagine gastronomica che invogliava ad assaggiare quel piatto? Ecco. Da questo punto bisogna analizzare le immagini già pubblicate.

Per migliorare i contenuti e mantenere gli obiettivi chiariti si possono usare strumenti quali piattaforme social molto conosciute che hanno la caratteristica di pubblicare il contenuto e al tempo stesso monitorare come esso viene recepito dall’altra parte attraverso una diagnostica automatica.

Per esempio cliccando su “Visualizza dati statistici” si apre una pagina dove ogni singola azione avvenuta sul contenuta è registrata.

Un’altro passo fondamentale della content Strategy è determinare il tipo di contenuto del calendario editoriale. Si perché non solo capire i punti deboli, perfezionare le lacune, avere in mente obiettivi e risultati… ma tutto questo deve essere curato attraverso un calendario dove verranno programmate le pubblicazioni e la tipologia: foto, video, testi.

Il dettaglio del calendario editoriale aiuta nel raggiungere i risultati prefissati, mantenerli e farli avanzare come livello.

Per esempio: si può promuovere una serata con un menù a tema ma che abbia una call to action (invito all’azione). Un invito all’azione per avere maggiori informazioni.

Una content strategy presuppone quindi una certa regolarità di pubblicazione. Non c’è nulla di più di triste di post vecchi di mesi oppure di una sovra pubblicazione. L’ideale è un giusto equilibrio fra un post e l’altro.

I contenuti non dovranno solo presentare ma anche curiosare e informare.

In questo contesto… un’azione intelligente è presentare il prodotto di punta, magari attraverso un video a posta realizzato per presentarlo. Nel contesto web i contenuti video hanno una valenza di impatto molto forte capace di catturare la curiosità del pubblico in modo diretto.

Naturalmente, la content strategy prevede anche un minimo di mantenimento e cura. Quindi non limitarsi solo alla condivisone ma anche effettuare un controllo periodico del riscontro sul pubblico.

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Fase 2: Content Creation

Il momento del Content Creation (creazione di contenuti) è quello che più fa tremare poiché si genera un vero e proprio rapporto stretto con il motore di ricerca più utilizzato. Il quale, è risaputo, oramai sotto l’aspetto marketing la fa da padrone essendo uno strumento a tutti gli effetti dall’alto valore professionale.

Dunque, in questa fase Google può rivelarsi un prezioso alleato o un nemico insidioso che crea delusione.

Nessuna paura. La content Creation segue la regola delle 5C. Basta seguirle con un pò di attenzione e si padroneggia anche questa fase realizzando contenuti amici di Google e alleati del proprio business.

  • Contesto: cosa vuol dire? Presta la tua attenzione a ciò che le persone raccontano. Si può capire cosa essi desiderano e che ricercano. Entrando in relazione con il pubblico si apprendono quelle nozioni che sfuggono alla semplice osservazione. Questo fa comprendere in che modo formulare il lato emotivo del contenuto.
  • Cornerstone: il “contenuto madre”. Fa luce e chiarifica ciò che è il proprio core business. Ovvero quale è il messaggio che si vuole trasmettere al pubblico. Ciò che motiva l’intera attività. Educando il pubblico, raccontandosi si acquisiscono potenziali clienti. In un’epoca dove la tecnologia padroneggia tutto ciò che resta come collante è l’approccio umano ed empatico.
  • Connessione: sul rapporto emotivo, dopo aver compreso ciò che il pubblico cerca e quindi aver compreso come perfezionare l’offerta generando contenuti empatici metti in atto una connessione, un legame che abbia come obiettivo Crea contenuti che mirino all’engagement, ovvero al coinvolgimento del pubblico verso la propria attività.
  • Conversione: vuol dire semplicemente che una volta che si è catturata la loro attenzione, curiosità, è necessario attrarli trasmettendogli che è necessario. Che gli serve. Questo crea valore al propio operato professionale conferendogli importanza e spessore. Facendo diventare il ristorante un locale rinomato, dove è necessario andarci.
  • Copy: quest’ultima parte non è solo comunicazione ma deve anche colpire in modo vivo. Quindi, nel momento della scrittura del testo è importante realizzarlo affinché “Il perché” del servizio offerto è utile. Deve anche ostacolare i dubbi e le perplessità del pubblico. La parte verbale, comunicativa completa, così, la professionalità e serietà del ristorante.

Per esempio: la sensazione di casa, oppure un locale che mantenga le tradizioni locali ma con un occhio innovativo che attragga anche un pubblico giovane. Un’idea può essere proporre serate a tema, come dopo teatro oppure serate apericena con musica dal vivo.

Questo è un processo di case study, cioè concretizzare, rendere effettivo ciò che è stato trasmesso.

Per esempio: Una serata nel cuore di Genova, con buona musica che accompagna le vostre serate di relax sorseggiando una birra della nostra selezione assieme alla pizza secondo la tradizione ligure

Potrebbe essere un’idea.

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Fase 3: Content Curation

Finalmente è giunto il momento della condivisone del contenuto. E’stato preparato, analizzato, curato e perfezionato. Un processo magari faticoso all’inizio ma che con un pò di pratica porta a risultati in linea con gli obiettivi prefissati.

Non è sufficiente pubblicare il contenuto. Ma necessita di una serie di azioni affinché non si vanifichi il lavoro svolto fino a questo momento.

Il primo passo è quello di capire su quale piattaforma condividerlo. Infatti ogni piattaforma ha le sue specifiche in fatto di comunicazione. Nel caso del social più utilizzato il contenuto ideale è un’immagine o video correlato da un’ottima didascalia.

Quindi trovato dove condividere, un’altro asso nella manica che il web e i social ci forniscono è il tag. Una parola che ha il potere di arrivare ad un numero altissimo di persone.

Per esempio: #serateatema

Questo è un’esempio banale, ma effettuando una ricerca su Google si può disporre di un’iinfinità di suggerimenti per il tag più congeniale al contenuto.

trovato, condiviso, taggato è il momento di valutare se il contenuto sta generando i risultati prefissati. Come? attraverso le analisi predisposte in automatico dalle pagine di tutti i social.

Un commento inserito è un’ottima soluzione per creare empatia verso il pubblico finale.

Per esempio: #serateatema per non annoiarsi mai pensate a posta per divertirvi nel massimo del nostro impegno.

Un’errore che succede spesso è quello di non aggiornare i contenuti. Si immette un foto, un video, una locandina… ma poi non viene più aggiunto altro. Periodicamente aggiornare i contenuti sempre con l’obiettivo di trasmettere vivo interesse.

Quindi contestualizzare il contenuto. Inserirlo in un contesto, ambito, occasione che per il lettore abbia un senso e arrivi dritto alla sua mente nonché al suo senso logico.

Il piano di content marketing non è un nemico insidioso. Semplicemente richiede di un pò di pratica, intuizione e voglia di rinnovarsi.

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