Come portare traffico sul tuo sito web gratis ed aumentare l’engagement della tua pagina Facebook

Come portare traffico sul tuo sito web
15Set, 2019

In passato, sempre su questo blog, abbiamo parlato della pubblicità a costo zero. Se ti è sfuggito, ti consiglio di leggere quell’articolo. Ti dico subito che non si tratta di un sistema per portare traffico al proprio sito web evitando di pagare le spese pubblicitarie. Sono alcuni pratici consigli che possono portare la tua attività ad avere un piccolo ritorno economico immediato che, inizialmente, serve proprio a coprire i costi delle promozioni online.

In un altro articolo ti abbiamo dato alcuni consigli su come utilizzare il funnel marketing per ottimizzare i soldi spesi nella tua pubblicità con Facebook Ads. Niente di così complicato, ma è essenziale che tu l’abbia letto perché contiene la spiegazione di 5 errori comuni che gli inserzionisti più inesperti commettono su questa piattaforma.

Per non dimenticare mai che il web non è altro che il riflesso di quello che accade nella vita reale, abbiamo scritto anche un interessante articolo su come utilizzare al meglio la tua pagina Facebook per scatenare un passaparola utilissimo per la tua attività.

Nell’articolo di oggi ti voglio parlare di alcuni interessanti elementi che devi assolutamente valutare se desideri aumentare il traffico sul tuo sito web o alzare il livello di engagement dei tuoi post su Facebook, ma andiamo con ordine…


Amazon

L’importanza del tuo brand nei risultati delle ricerche su Google

Lo sai quanto è importante il tuo brand? In passato avevamo parlato di brand reputation e brand identity per ristoranti. Oggi guardiamo questo aspetto dal punto di vista dei motori di ricerca. Prima però ti faccio un indovinello:

Sai quali sono i brand nel mondo con il più alto valore economico?

Beh, se hai visto la foto qui in alto, probabilmente avrai capito che al primo posto c’è proprio Amazon. Sei curioso di sapere quali sono gli altri marchi nelle prime posizioni? Ce lo dice Brandirectory con la sua Global 500 2019.

Torniamo a noi: quante volte ti sarai chiesto quali sono i fattori che determinato le varie posizioni nei risultati di ricerca su Google?

Ce ne sono tantissimi, forse centinaia, ovviamente non tutti hanno lo stesso peso. Una cosa è certa: nessuno lo sa! Si possono fare solo delle ipotesi e testarle per averne la conferma.

Ebbene, a quanto pare, il brand è proprio uno di questi, e i motivi sono 2:

  • Probabilmente anche tu, come qualche milione di persone nel mono, sei un cliente abituale di Amazon (giusto per rimanere in tema). Se hai bisogno di acquistare qualcosa online, dopo magari aver navigato un po’ in rete, cosa fai? Vai sul sito di Amazon e cerchi quel prodotto lì. I motivi per cui facciamo questa operazione sono tanti: per il prezzo, per il customer care, per la certezza di trovare quello che cerchiamo, ecc. Google, che è un algoritmo (e non fa shopping su Amazon, per intenderci), semplicemente non fa altro che registrare tutte queste ricerche dirette (chi non ha salvato il sito di Amazon tra i preferiti lo ricerca su Google tutte le volte). La ricerca di un brand quindi è un segnale evidente che per te quel brand significa fiducia, che è all’interno del suo sito ufficiale che vuoi andare. Google impara e si comporta di conseguenza: mostrerà a tutti le pagine di quel brand in una posizione di grande visibilità.
  • Se avete notato, da qualche settimana, Google mostra accanto ai risultati di ricerca, una piccola icona (favicon) che identifica il sito di cui quella pagina fa parte. Perché questa scelta? Perché Google ha visto che sempre più spesso le persone amano visitare i siti di cui hanno maggiore considerazione. Tornando all’esempio di prima, se facendo la ricerca di un prodotto su Google ci capita di trovare risultati molto simili fra loro, probabilmente andremo a visitare non tanto il sito web che si trova al primo posto, ma (sempre rimanendo con lo sguardo nelle prime posizioni) quello che riconosciamo come più affidabile. In questo modo Google impara dalle nostre azioni.

Non sottovalutare, quindi, l’importanza del tuo brand (non importa la dimensione della tua attività), perché, come hai visto, è uno dei segnali tenuti in forte considerazione da Google e può fare la differenza in termini di traffico verso il tuo sito web.

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Coinvolgi i tuoi followers con delle domande

Non serve sapere sempre tutto: puoi essere molto più coinvolgente se fai delle domande

In questo blog abbiamo suggerito tanti consigli su come scrivere al meglio i tuoi post. In particolare abbiamo visto il caso di pasticcerie, palestre, studi dentistici, pizzerie, hotel, bistrot e truck food.

Oggi ti voglio parlare di qualcosa di molto semplice e, allo stesso tempo, applicabile un po’ a tutti i settori.

Sai come funziona l’algoritmo di Facebook e perché alcuni tuoi post hanno una copertura (numero delle persone a cui vengono mostrati) più alta degli altri?

La risposta è una sola: engagement, ovvero, coinvolgimento. Quanto più Facebook vede che un post risulta interessante, tanto più è ben disposto a mostrarlo a più persone possibili. A Facebook non interessa il contenuto di ciò che scrivi, e neppure la qualità della foto che utilizzi (tutti fattori che aiutano!), ma quanto il tuo post riesce a stimolare gli utenti: like, condivisioni, commenti, visualizzazioni, ecc.

Ok, fino a questo punto, magari, ci eri arrivato anche da solo, ma, qual è il consiglio?

Stimola il tuo pubblico.

Dare una notizia dopo averla già letta altrove (e magari anche in ritardo) non genera il minimo interesse. Ovviamente non puoi passare la tua giornata alla ricerca di novità per essere il primo a diffonderle.

Una cosa, però, puoi farla: chiedi ai tuoi followers la loro opinione in merito. Magari inizia tu per primo a dare la tua opinione, ma stimola gli utenti a fare altrettanto. Vedrai, molte persone amano dare la propria opinione un po’ su tutto!

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annunci ppc automatici o umani

Se proprio non puoi fare a meno degli annunci ppc, meglio usare le parole chiave o frasi più spontanee e accattivanti?

Ormai lo sanno tutti: Google mette a disposizione degli inserzionisti una vasta gamma di strumenti utili per capire quali sono, settore per settore, le ricerche più frequenti, ovvero, le parole chiave più cliccate.

Cosa c’è di meglio, allora, che creare annunci ad hoc proprio utilizzando queste parole? Non solo mostrare ad un utente proprio la stessa parola chiave appena cercata, ma inserire all’interno della parte descrittiva dell’annuncio anche tutte le ricerche correlate più frequenti. Verrebbe da dire, quindi, che un robot sia in grado, elaborando i risultati, di ottenere l’annuncio perfetto.

E, invece, non è così!

Sicuramente il suo annuncio sarebbe molto migliore di tanti altri che solitamente leggiamo su Google, ma non è perfetto, o, almeno, il cervello umano, in questo caso, vince sulla macchina.

Non è sempre vero che ciò che stiamo cercando corrisponda esattamente a cosa ci aspettiamo realmente di trovare.

Un annuncio ben scritto, infatti, contiene quelle piccole sfumature, quegli aggettivi o quella intonazione che li rende molto più attraenti rispetto a quelli più didascalici.

Non dimenticare quindi, la sfera emotiva di chi sta cercando un tuo possibile prodotto o un’attività come la tua. Determinati bisogni, infatti, non sono essenziali e noi stessi non ne abbiamo la consapevolezza. I tool sono indispensabili per la creazione di un annuncio, ma non limitarti solo a quelli.

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Percentuale dei click fatti su Google nel 2019

Ma quanti sono, in percentuale, i click fatti sugli annunci a pagamento su Google?

Una buona notizia (e forse inaspettata per molti) proprio all’interno di questo articolo in cui ci siamo concentrati sul traffico organico (non a pagamento). Da una recente analisi di SparkToro risulta che la percentuale delle ricerche fatte su Google in America (nel secondo quadrimestre di quest’anno, sommando pc e smartphone) che ha portato ad un click su un annuncio sponsorizzato è inferiore al 4%.

A questo punto vi spiegherete come mai, molte campagne che avete fatto con Google Ads avevano un CTR così basso! Non era solo colpa vostra, della scelta sbagliata delle parole chiavi e del basso punteggio di qualità del vostro annuncio. Tutti fattori importanti, per carità, ma solo se letti all’interno di questa fetta di ricerche.

Dal grafico risulta molto evidente come le persone preferiscano cliccare sui risultati organici piuttosto che su quelli a pagamento. Ora, non sono qui ad analizzare le motivazioni di questa scelta, ma non farti trarre in inganno: negli ultimi anni la percentuale di click su annunci a pagamento è comunque aumentata. Sarebbe strano il contrario, dopo aver notato che ormai sono saliti a 4 i risultati a pagamento nella pagina di Google e sono molto simili a quelli organici.

E l’altra fetta della torta? Non fa click!

Per noi si tratta solo di una curiosità, ma per Google questo è un dato su cui riflettere.

Ah, rimane un’altra fetta, hai notato? Quasi il 6% del click portano a siti di proprietà di Google stesso (per es. YouTube)! Mica male, eh?

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